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La tavolozza dei colori

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La tavolozza dei colori
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In questo breve articolo proverò a parlarvi della tavolozza dei colori, uno degli strumenti che dovrete utilizzare per cimentarvi con la pittura ad olio.
Ricordo sempre che mi rivolgo non a persone già esperte ma a coloro che sono alle prime armi, fornendo delle informazioni tratte sia da manuali di pittura in mio
possesso sia dalla mia esperienza pratica. Starà poi a voi procedere secondo le vostre esigenze personali e le vostre necessità.

La tavolozza è il supporto sul quale disporre i colori ad olio e sulla quale preparare gli impasti delle tonalità che vi serviranno per realizzare il vostro dipinto.
In genere sono di legno anche se è possibile nelle mesticherie e negozi di articoli di belle arti trovare delle versioni economiche fatte come degli album (di forma rettangolare) con i fogli
di carta oleata bianca e strappabili una volta utilizzati. Potete anche provare all’inizio con quest’ultimo tipo ma vi consiglio di acquistarne una tradizionale, è più comoda, robusta ed eventualmente più facilmente impugnabile.
Potete trovare tavolozze di diverse forme, rettangolari (FIG 1), ovali (FIG 2), con delle curvature adatte a seguire la forma del corpo quando impugnate con il braccio sinistro (FIG 3).

In genere come da tradizione tutte riportano il foro per poterle impugnare agevolmente con la mano.

Io ho utilizzato inizialmente delle tavolozze rettangolari (probabilmente con superficie maggiore rispetto ad una equivalente ovale) però ultimamente uso una di quest’ultime (ellittiche) perchè mi trovo meglio nella
collocazione dei vari toni (ne parleremo fra breve).

Normalmente le tavolozze nuove di legno hanno un colore rossiccio che potrebbe disturbare nel riconoscimento dei colori, effettivamente il colore della tavolozza è importante  e
spesso sottovalutato. In teoria sarebbe auspicabile che il suo colore sia della stessa tonalità e dello stesso tono della base della tela su cui si sta dipingendo, tuttavia poichè
si dipingerà normalmente su basi diverse potrebbe essere utile una tavolozza grigia di media tonalità neutra oppure una tavolozza bianca per le velature.
Nel mio caso e come succederà anche a voi con l’utilizzo la tavolozza ha assunto con il tempo un colore abbastanza neutro ed una superficie liscia in quanto dopo ogni sessione
di lavoro l’asportazione del grosso dei colori e la pulitura con uno scottex leggermente imbevuto di acqua ragia (muovendolo in modo circolare sul piano della tavolozza) ha fatto si che i colori rimanenti si
mescolassero tra loro e creassero strati su strati di residuo che ha alla fine coperto la superficie di legno rendendola liscia.
In alternativa come potreste trovare suggerito su manuali di pittura potreste ottenere un effetto simile ma migliore coprendo la supericie di legno della tavolozza con colore grigio, quindi
applicare vari strati di vernice trasparente alchidica levigandola successivamente per ottenere una superficie neutra perfettamente liscia.

Vi suggerisco sempre di pulirla alla fine di ogni sessione di lavoro.

In alcune delle foto riportate come esempio vedrete anche delle scodelline di metallo (le trovate sempre nei negozi di belle arti) fatte in modo da applicarsi sul bordo della tavolozza
per potervi attingere l’olio di lino (o altri medium) per diluire i colori.

Passiamo a vedere come disporre i colori sulla tavolozza.

L’insieme dei colori che sceglierete per realizzare un dipinto costituiranno la vostra tavolozza. Essa potrà essere limitata e meno intensa, con minori contrasti e formata da meno
colori rispetto al soggetto. Oppure potrà contenere anche pigmenti brillanti per ottenere effetti più intensi. Nella scelta dovrete tenere in considerazione il soggetto, il colore della superficie su
cui dipingerete ed il tempo a disposizione per ogni sessione (conviene valutare ad inizio di ogni giornata o mezza giornata di pittura su quale parte del quadro dovrete intervenire in modo da
crearvi solo i colori che vi serviranno e non troppe combinazioni complesse che poi potreste non utilizzare sprecando del prezioso pigmento).

♦ ALCUNI ESEMPI DI TAVOLOZZE:

Tavolozze Tonali
Tenete in considerazione che l’idea di profondità e di volume verrà fornita da diversi toni accostati in modo opportuno su di una superficie riproducendo l’effetto della luce.

– Tavolozze Acromatiche
Sono composte solo da grigi disposti in ordine di tono con valori che vanno dal nero al bianco. (FIG 4)

– Tavolozze Monocromatiche
E’ composta da una variazioni di valori dello stesso tono (dal tono scurito con nero per i valori più scuri e schiarito con il bianco per i toni più chiari), un pigmento trasparento utilizzato su
base chiara, oppure due o più colori di tonalità simile ma valori diversi. (FIG 5)

Tavolozze di colori naturali
E’ la tradizionale tavolozza dell’età pre-moderna in cui i colori erano creati con prodotti naturali e non artificialmente.

– Tavolozza Completa
In molti casi la tavolozza di colori naturali limitata deve essere ESTESA al fine di ottenere un più ampio ventaglio di tonalità (FIG 6). A seconda del soggetto l’artista potrebbe aggiungere
verdi e marroni più scuri (per paesaggi) oppure del rosso, blu puro e viola (per dei ritratti).

[]  Tavolozze con colori prismatici

– Tavolozza Colori Triadici
E’ la più semplice tavolozza di colori prismatici composta da rosso, giallo e blu di massima intensità dai quali si possono ottenere una vasta gamma di tonalità.
Sicuramente una tavolozza amata dai pittori Fauve e i primi astrattisti.
Mescolando ad esempio rossi e giallo camdio con blu manganese si ottengono colori secondari intensi. (FIG 7)

– Tavolozza completa
E’ una tavolozza composta da una gamma abbastanza ampia di pigmenti, a volte con una variante calda (rossi) o frossoda (blu, verdi, viola) di tutti i colori primari (blu, rosso, giallo) e secondari,
colori trasparenti scuri (esempio lacche) e bianco. Era usata ad esempio da Renoir e Seurat.
I colori potrebbero essere anche utilizzati puri (così come escono dal tubetto) senza mescolarli sulla tavolozza. (FIG 8)

– Tavolozza per velature
E’ composta da pigmenti trasparenti di massima intensità. E’ preferibile che il valore della tavolozza sia molto elevato se non bianco per valutare l’intensità delle
velature. (FIG 9)

♦  COME DISPORRE I COLORI

I colori potrebbero essere collocati secondo uno SPETTRO CONTINUO, metodo più comune consistente nel disporre i colori in una fila continua di tonalità in base allo spettro.
Un altro modo potrebbe essere quello del CALDO/FROSSODO, metodo per avere una tavolozza di colori naturali estesa o completa disponendo tutti i blu, verdi e viola su una fila e tutti i rossi, arancioni, gialli e
marroni su un’altra fila ponendo il bianco nel punto d’incontro delle due file.
Oppure un altro metodo consiste nel disporre COLORI TRASPARENTI su di una fila e i colori OPACHI su di un’altra.

Personalmente creo una tavolozza limitata di volta in volta in funzione della parte di dipinto da lavorare, è inutile creare tanti toni che poi non serviranno, i colori più professionali sono costosi. I primi anni per insicurezza
e incapacità di creare gli impasti giusti mi portava a preparare tanti colori che poi alla fine non utilizzavo.
Quindi dispongo i colori pressapoco secondo uno spettro continuo, partendo dal bianco, collocando successivamente tutti i gialli (dal più chiaro al più scuro), poi le terre e i marroni (a volte il marrone scuro lo colloco in basso), a seguire
i rossi (dal più chiaro al più scuro), i verdi ed infine a chiudere i blu.
Mi stabilisco sempre delle aree ben precise della tavolozza dove preparare per esempio gli impasti più scuri ( esempio vicino ai blu) ben separati da quelli più chiari anche se
spesso ciò potrebbe non essere possibile.
Vi conviene spremere modeste quantità di colore nel punto dove andrà collocato sulla tavolozza e poi con il contagocce (FIG 11) acquistabile in farmacia applicare una o due gocce di olio di lino (FIG 10) per ammorbidire
il pigmento e schiacciarlo con il mestichino (spatolina) trascinandolo leggermente verso il centro della tavolozza (FIG 13) al fine poi di attingere meglio nella fase di preparazione delle mescole.

Quando avete effettuato la stessa operazione per tutti i colori disposti ai lati della tavolozza potrete iniziare a prelevare parte di un colore con la spatolina e collocarlo in un punto della tavolozza, quindi
prelevare altri colori nelle quantità che giudicherete corrette (conviene procedere per gradi in modo di arrivare al tono desiderato per tentativi aggiungendo piccoli quantitativi e mescolare) e mescolarli insieme
con movimenti concentrici del mestichino tenuto di piatto.
Potrete aggiungere con il contagocce ulteriore olio di lino via via che create l’impasto per mantenere la giusta morbidezza.

Nella FIG 14 un esempio di tavolozza LIMITATA con disposizione dei colori secondo spettro continuo utilizzata per lavorare ad una parte di un mio ultimo dipinto di paesaggio.
Come potete vedere mi servivano soprattutto dei verdi (ottenuti con miscela di BLU COBALTO SCURO e GIALLO CADMIO MEDIO E CHIARO con schiariture di GIALLO NICKEL TITANIO) tra i quali ho utilizzato anche un verde già pronto,
il VERDE TURCHESE COBALTO correggendolo con dei gialli e punte di ROSSI VERMIGLIONE per renderlo più caldo.
Sono presenti anche delle terre che sono fondamentali per rendere i colori di un paesaggio (in questo caso TERRA DI SIENA BRUCIATA, molto caldo, e OCRA GIALLA).

Nella FIG 15 invece ho riportato una tavolozza completa con la disposizione dei colori che normalmente utilizzo (ne mancano alcuni che non sono riuscito a collocare nella tavolozza e che sono mostrati nella FIG 16)
disposti secondo l’ordine che mi viene più comodo.
Vi riporto per comodità la lista dei colori che utilizzo di più:

BIANCO TITANIO
GIALLO NAPOLI CHIARO
GIALLO NAPOLI SCURO
GIALLO NICKEL TITANIO
GIALLO CADMIO CHIARO
GIALLO CADMIO MEDIO
GIALLO CADMIO ARANCIO
OCRA GIALLA
GIALLO OCRA ARANCIO
TERRA DI SIENA BRUCIATA
ARANCIO DI MARTE
ROSSO VERMIGLIONE
ROSSO CADMIO CHIARO
ROSSO CADMIO MEDIO
ROSSO CADMIO SCURO
ROSSO QUINACRIDONE (non presente nella FIG 15, adattissimo per rendere certi toni rosati nelle nuvole –> vedi FIG 16)
ROSA QUINACRIDONE (non presente nella FIG 15   –> vedi FIG 16)
ROSSO CARMINIO (non presente nella FIG 15  –> vedi FIG 16)
TERRA DI CASSEL (un marrone molto scuro e caldo)
TERRA D’OMBRA BRUCIATA
STILL DE GRAIN GIALLO (un tipo di verde)
VERDE CINABRO CHIARO
VERDE CINABRO SCURO
VERDE PERMANENTE CHIARO
VERDE COBALTO TURCHESE
BLU TURCHESE
BLU MANGANESE FTALO
BLU OLTREMARE CHIARO
BLU OLTREMARE SCURO (non presente nella FIG 15)
BLU COBALTO CHIARO
BLU COBALTO SCURO
BLU CIANO
BLU DI PRUSSIA (non presente nella FIG 15)

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♦ PULITURA DELLA TAVOLOZZA

Alla fine della sessione di lavoro sarebbe bene pulire la tavolozza. Io procedo semplicemente così:
asporto con una spatola grande il grosso del colore rimasto, quindi con dei fogli di carta assorbente imbevuti in un pò di ACQUA RAGIA e con movimenti concentrici finisco di asportare il pigmento
rimasto fino a che la tavolozza rimane lucida, pulita e sgrassata.

Nelle FIG 17, 18 e 19 tre esempi di tavolozze “vissute” rimaste piene dei colori utilizzati (non è però conveniente perchè è più difficile pulirle quando i pigmenti si sono induriti e cambiare tavolozza
spesso può essere costoso), quella mostrata in FIG 18 apparteneva a Chagall mentre le due in FIG 19 rispettivamente a Picasso e Matisse.

 

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